Libertà di credere o non credere in Lui
Testo di Luca De MataIl coraggio della
pace, il coraggio di abbandonare il
Dio del dominio per offrire il Dio
della dimensione della pace.
Non è solo una questione,
oggi, di questo o quella nazione,
ma drammaticamente di
tutti noi.
Donne. Uomini. Bambini
Miliardi credono ad un Dio!
Anche chi ne nega l’esistenza,
chi si professa ateo,
non può non interrogarsi su Dio.
Siamo arrivati alla conclusione
di queste nostre puntate
cercando una risposta se
Dio è pace o dominio?
Più probabilmente la risposta
dobbiamo cercarla dentro di noi.
I nostri interessi egoistici,
i nostri fanatismi,
i nostri fantasmi sono i veri nemici
della pace tra i popoli,
della tolleranza,
della convivenza,
del diritto alla libertà!
Libertà
che per chi crede
Dio
ci ha dato!
Libertà di credere
o non credere in Lui,
e non per questo
nel Suo Nome o contro il Suo Nome
qualcuno mi ammazzi,
perché,
Dio,
Tu mi hai fatto
a Tua somiglianza
libera creatura nel Tuo Creato.
(testo di Luca De Mata)





















michele loconsole :
Dimmi chi è il tuo Dio e ti dirò che uomo sei
Le cinque puntate che sono state trasmesse su Rai Uno all’inizio dell’estate, un dossier sulle religioni nel mondo, dall’enigmatico e affascinante titolo “Dio, pace o dominio”, andate in onda grazie alla regia di Luca de Mata, hanno suscitato, in Italia e altrove, non poche occasioni di dibattito e di confronto tra uomini di fede, studiosi e cultori (ma anche curiosi) della materia. Del resto, la presenza e la vivacità di questo blog, che ospita una parte della discussione, è la dimostrazione di come i temi interreligiosi - che l’inchiesta ha saputo mettere in evidenza con valente maestria tramite le tante e autorevoli testimonianze – non sono affatto come alcuni credono argomenti per soli addetti ai lavori oppure esclusivi delle facoltà teologiche, dei salotti o dei circoli accademici. Essi, infatti, hanno a che fare con la vita reale e concreta dell’umanità, che oggi, a differenza del passato, è globalizzata.
Personalmente ho potuto sperimentare, sia durante la mia attività di docente, sia in non poche conferenze, che il tema del confronto tra le religioni e le culture, con tutte le implicanze anche complesse che questo argomento comporta, è preferito dagli studenti e dalla gente comune, che l’avverte come fondamentale e urgente per tentare di comprendere cosa soggiace al mistero del naturale, radicato e atavico sentimento religioso dell’uomo, nonché di conoscere le dinamiche e le influenze che la religione esercita sulla società e di conseguenza sul mondo intero.
È noto, nell’ambito della fenomenologia delle religioni, che l’esperienza spirituale che l’uomo ha ereditato dai suoi avi nell’arco dei secoli è alla base del “tipo” di società che si è andata poi a costruire. Basti osservare le varie civiltà del pianeta per rendersi conto che ognuna di essa ha sviluppato una particolare tipologia di società a partire dalla concezione religiosa cui originariamente proveniva. Con una frase sintetica, ma sufficientemente efficace, potremmo dire: dimmi quale divinità adori e ti dirò a quale società appartieni. Ossia, dimmi chi è il tuo Dio e di dirò chi sei.
Naturalmente, il grande spartiacque esisteva, ed esiste ancora oggi, tra le società a credenze politeiste e quelle di fede monoteiste; anche se tra quest’ultime (l’ebraica, la cristiana e l’islamica) le differenze non sono di piccola importanza, anzi. Ma per tornare ai politeismi, (in una prossima riflessione accennerò ai monoteismi) senza salire di molto i millenni, è sufficiente andare in Oriente per verificare come molte società del continente asiatico vivano realtà sociali che risentono potentemente, anche in termini giuridici, l’influsso del politeismo. Un esempio per tutti è il sistema delle caste indù, diretta conseguenza del sistema politeistico indiano, che fa dell’India democratica una nazione con gravi problemi sociali, non di rado trasferiti con la loro migrazione anche altrove.
Per i sociologi delle religioni, ma non solo, la fede, la religione o la credenza religiosa di un determinato popolo, insediatosi in un specifico luogo del pianeta, influisce significativamente sulla concezione che quella società avrà dell’uomo. Fatto che a sua volta, contribuisce a configurare una specifica antropologia (lingua, cultura, tradizione), da cui, come la somma delle unità, prenderà forma la società (aspetto sociologico), ossia l’insieme delle regole e dei comportamenti di quel specifico gruppo d’appartenenza. Sarà poi la sociologia a determinare sia il diritto (le norme comportamentali religiosi, penali e civili) sia l’economia (metodi, strumenti e finalità del lavoro), nonché l’arte, la letteratura, le scienze, etc. La piramide che si ricava, quasi una griglia gerarchicamente strutturata, non dava scampo a soggettività o a libertà di comportamenti individuali, almeno fino agli inizi del secolo scorso, quando con le rilevanti immigrazioni da una parte e, soprattutto oggi, col complesso fenomeno della globalizzazione dall’altra, le società tutte sono destinate a confrontarsi.
Nasce così l’urgenza e l’attualità della conoscenza delle religioni e delle culture del mondo (fenomeno però quasi esclusivamente occidentale), oggi sempre più intrecciate tra loro e in non pochi casi anche sovrapposte in pochi chilometri quadrati (vedi il caso della Terra Santa e di Gerusalemme in particolare). L’intensa dinamicità e conflittualità che oggi si regista, fatto del tutto singolare nella storia dell’uomo, porta le religioni e le culture alla necessità del dialogo e del confronto serrato, perché ormai costrette a coesistere in ambienti non più o non sempre originari.
La questione, però, offre una serie di problemi, che cercherò di trattare in seguito, vista la complessità e l’ampiezza degli argomenti. Uno tra tutti, probabilmente il più importante, è proprio quello della convivenza tra differenti religioni e culture in un determinato territorio, che sia uno Stato o che riguardi le relazioni diplomatiche, culturali, politiche o economiche tra Stati. Infatti, proprio a motivo delle differenti concezioni che le religioni hanno del divino, e di conseguenza dell’uomo, della società, dell’arte, del diritto e dell’economia, con estrema difficoltà riescono a trovare un equilibrio per una sana e retta interrelazione almeno sociale tra popoli e civiltà.
Come risolvere, dunque, “il Problema” del terzo millennio? Una via, e non da oggi, è stata indicata dalla Chiesa cattolica, ed è quella dell’Uomo. Ossia, in che modo le religioni del pianeta o le culture dei popoli assicurano o garantiscono ad ogni persona umana, indipendentemente dal sesso, dall’età, dal ceto e dalla nazionalità, la dignità e la libertà di pensiero, di opinione, di culto, di coscienza, etc? Si può infatti partire dall’uomo per giungere a Dio, come abbiamo visto. Ma su questo tema quanti sono in grado di interagire con l’insegnamento della Chiesa?
michele loconsole :
Il Dio monoteista è Uno o Unico?
Non c’è incontro interreligioso, articolo, saggio o dibattito televisivo che parlando delle religioni non giunga, più o meno inconsapevolmente, a definire le tre religioni monoteiste come fedi che hanno non pochi aspetti in comune. Ne ricordo solo alcuni, come l’esclusiva “origine abramitica”, il riconoscersi “Religioni del Libro”, ma soprattutto il professare la stessa “Fede monoteista”. Definizioni che, al di là delle letture fenomenologiche o relativiste, presentano invece evidenti punti di contrasto.
Tralasciando per il momento le prime due definizioni, di cui me ne occuperò in una successiva riflessione, è mio desiderio prendere in considerazione l’ultima, che vuole appunto le tre grandi religioni mediterranee come “monoteiste”. Ma è proprio così?
Cominciamo col dire che, mentre il monoteismo ebraico o islamico può essere classificato come di tipo “assoluto”, quello cristiano invece si presenta come “relazionale”: per ebrei e musulmani - Yhwh per i primi, Allah per i secondi - Dio è assolutamente indivisibile, nel senso che è “semplicemente” Unico (in ebraico Iahìd). Per i cristiani, di contro, Dio è Uno (Ahàd), nel senso che la sua unità è “composta”. Anche nella lingua italiana altro è dire che “questo è il mio unico figlio, altro è dire che “il popolo italiano è uno”. Infatti, per gli adoratori della Santissima Trinità, Dio è definito come Uno nella natura e Trino nelle persone, Padre, Figlio e Spirito Santo, da cui l’accusa di politeismo che spesso si sentono rivolgere. Senza però entrare nelle questioni dottrinali, è qui sufficiente chiarire che quando si afferma che le tre religioni monoteiste, in sostanza, adorano la stessa divinità, che è appunto unica, si dice qualcosa di profondamente errato, e non solo per una delle tre religioni, ma per tutte.
Gesù di Nazaret, nella cui persona si è incarnato il Figlio di Dio, la seconda persona della Trinità, ha rivelato ai suoi discepoli che Dio è amore – definizione, questa, esclusiva del cristianesimo. Ma l’amore divino, ab aeterno, presuppone una relazione eterna, nel cristianesimo resa possibile nella natura trinipersonale di Dio. Se Dio invece è unico, ossia monopersonale, non può avere amato (altro da se stesso) fin dall’eternità: l’amore eterno infatti è tale solo se eternamente relazionale, quindi prima che la creazione e l’uomo fossero.
Va tuttavia precisato, che già nell’Antico Testamento troviamo tracce significative della natura pluripersonale e relazionale di Dio, che poi Gesù Cristo ha compiutamente rivelato: non a caso quando il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe parla di se stesso, usa il plurale: noi, facciamo, andiamo, etc. Senza considerare che proprio nello Shemàh Israèl - la professione di fede ebraica - quando si afferma l’unicità di Dio, il termine ebraico impiegato è Ahàd “Uno” e non Iahìd, “Unico”. Mentre, di contro, non pochi passi veterotestamentari usano il termine iahìd per indicare “l’unico figlio, l’unico precetto, etc.
Si obietterà che queste differenti espressioni linguistiche, circa la natura di Dio per le tre religioni cosiddette monoteiste, riguardi solo gli accademici e non i popoli e le loro fedi. Ma i testi sacri, vista la seria funzione salvifica, hanno bisogno di essere illuminati anche dalla ricerca, così da essere maggiormente compresi e opportunamente comunicati all’uomo. Altrimenti la rivelazione non svelerebbe alcunché circa la natura di Dio e, di conseguenza, crescerebbe il relativismo.
E allora, alla luce di quanto detto, siamo ancora certi che le tre religioni monoteiste adorino lo stesso e identico Dio?
Michele Loconsole
giovanna marchioni :
Scrivere in un blog mi crea imbarazzo perchè non so con chi sto parlando e non sono nemmeno certa di aver ben compreso come si interviene, ma ci provo.
Ho visto tutte le puntate del programma in questione e ad un certo punto ero assolutamente esaltata, estasiata, rapita, coinvolta poichè ciò che vedevo e ascoltavo coincideva perfettamente con ciò che sentivo, con ciò che in me avevo maturato in anni di studio,ma anche di pratica piùo meno “ortodossa” della fede. E dico più o meno con consapevolezza dato che ho un temperamento refrattario ad ogni regola rigida e imposta che non corrisponda almio sentire. Questo mi ha creato miliardi di problemi sul piano della mia crescita in una sorta di “fede” libera da preconcetti e schemi. Una fede istintiva (?) … Non so. Non ho mai definito Dio “il mio Dio ” E non ho mai detto ad alcuno” il tuo Dio “. Gli aggettivi possessivi sono un dramma e se usati in certi campi diventano una vera e propria bomba pronta ad esplodere. Qualcuna è anche esplosa e non solo metaforicamente.
Sono convinta che Dio è un problema assolutamente inventato dall’uomo. Perchè mai dovrebbe essere un problema? Dio non è un ragionamento, una sintesi , una formula, Dio non è nemmeno una questione e a parte il piacere di speculare sull’idea di Dio dal punto di vista squisitamente filosofico ( se uno ne a piacere) Dio è e punto.
Ho avvicinato, sempre per passione e per ragioni di studio fedeli di altre religioni e non me ne sono più allontanata tanto è stato grande il senso di fratellanza e di reciproca accettazione che ho trovato e provato. Alla fine di ogni incontro mi sono sentita Amata. Sì, assolutamente Sì. E’ un sentire, non è un pensare; Ho indossato il velo per entrare nella moschea e le donne mi hanno insegnato a fare le abluzioni,l’atto di togliere le scarpe ( chemi appartiene da sempre anche in casa )è un antico rito di ogni civiltà e cultura, anche da noi ci si toglieva le scarpe per entrare in casa e significava ” sto entrando in uno spazio sacro”.Nel monastero Buddhista lo stesso… Insomma ovunque io sia stata ho sentito Dio e se non lo sentivo non era certo perchè in quel luogo non c’era. Il programma di Luca De Mata, mi ha fatto finalmente sentire “normale” non una schizzofrenica della fede. Chi ha il senso del sacro, che è poi nel cuore, non ha bisogno di darsi dei parametri di riferimento per decidere se quello è il Dio mio o di un altro. Ho potuto meditare liberamente in una Moschea, in un Tempio Buddhista, in una chiesa cristano-ortodossa e protestante,dalle suore di clausura Canonichesse vicino casa e sotto gli alberi di un bosco o in riva al mare con la luna piena. Nessuno mi ha chiesto documenti, nessuno mi ha chiesto di definirmi… DEFINIRSI:non è forse anche questo una questione assolutamente umana? Se io mi definisco non sento forse poi il bisogno di appartenere ad un gruppo? E appartenere ad un gruppo mi serve per difendermi o per avere una identità? Quando quel diventare “NOI” diventa pericoloso? Quando come diceva Simone Weil diventa “GUERRA?”…
“DIO PACE O DOMINIO ” mi ha fatta sentire a casa mia nel nel mio modo di vivere la fede,uno solo e ovunque e con chiunque.Qualcuno ha detto “beati i puri di cuore perchè vedranno Dio” Quanto mi piace questa beatitudine!!!! L’ho ritrovata in ogni religione… Davvero! Grazie. Giovanna
joèl :
Ho letto gli articoli del vostro blog, soprattutto quelli relativi alla natura di Dio; e una domanda mi è sobbalzata di colpo: se Dio è uno, perchè esistono tante religioni? Sono tutte manifestazioni di quell’unico Dio, oppure esistono religioni vere e quelle false? Ossia, se Dio esiste è certamente uno, nel senso che non possono esistere due dei infiniti, eterni e onnipotenti. Il conflitto non è solo teologico, ma anche filosofoco e reale. E allora: perchè tente religioni? Perchè tante modalità di rappresentazioni dell’unico Dio? Come si può arrivare ad una specie di “Onu delle religioni”, così da favorire il dialogo, la pace e giustizia nel mondo? Mi piacerebbe sentire il parere di qualche esperto. Questa domanda, come molte altre, è all’origine della confusione della gente su Dio e le religioni, e causa di allontanamento di molti dalle cose spirituali in genere.
Joèl
Tommaso :
Ho letto sul blog la domanda di Joèl, circa la questione della molteplicità delle religioni di fronte alla ragionevole esistenza di un unico Dio. Provo a formulare una risposta alla complessa questione, argomento antico come il mondo.
Per spiegare questo fenomeno spesso uso un’immagine, che è quella di una lezione tenuta in una classe da parte di un professore. Sebbene il docente sia uno, avremo tante interpretazioni di quell’unica lezione quanti sono stati gli studenti presenti a quell’incontro. Questo non vuol dire che il professore ha detto differenti e contrastanti cose, ma che ogni studente ha capito quello che poteva comprendere dalle parole proferite dal docente. Una lazione, molte interpretazioni. E da cosa dipende questa frammentarietà, che oggi potremmo indivuiduare come all’origine del relativismo? Dipende dalla capacità di ascolto e dagli strumenti che ogni alunno possiede per comprendere quanto detto dall’unico professore. Più lo studente è stato attento alla lezione, più possiede strumenti cognitivi, didattici, intellettivi e di comprensione, più il suo elaborato sarà fadele a quanto detto dal professore. Più lo studente è stato distratto o non aveva i prerequisiti per comprendere l’oggetto della lezione, più il suo messaggio sarà parziale, incompleto e in definitiva infedele.
Se questo è vero, ed è vero, il rapporto tra Dio e l’uomo è stato caratterizzato da questo identico processo. Inizialmente l’uomo credeva che Dio lo si poteva conoscere o si manifestava attraverso i fenomeni naturali, poi facendosi dei miti, successivamente degli idoli e solo recentemente - da tremila anni a questa parte - conoscendolo nella sua vera natura: il monoteismo. Ma la questione si complica, perchè oggi abbiamo tre forme monotestiche: l’ebraica, la cristiana e l’islamica. Sono tutte uguali? Fanno tutte conoscere il medesimo Dio? Adorano lo stesso Dio? La risposta è no! E per rendersene conto basta leggere i relativi testi sacri o interrogare i loro maggiori rappresentanti per capire che siamo di fronte a tre divinità differenti, a tre nature di Dio diverse, a tre modalità di concepire il rapporto (quindi la Rivelazione e i suoi contenuti) tra Dio e l’uomo del tutto divergenti.
Il Dio degli ebrei (unico) non è quello dei Cristiani (uno e trino), e neanche quello dei musulmani (Allàh era infatti uno degli dei preesistenti all’Islam e allo stesso Maometto, infatti suo padre di chiamava Abdul Allàh). Ciò detto, come risolvere il problema?
La trattazione è naturalmente lunga, ma per essere sintetici una soluzione si può indivuduare. Il Dio che l’uomo aspetta e che desidera incontare è una divinità che è creatore e salvatore. Che è padre e che è amore. Che si fa vicino all’uomo fino a diventare egli stesso un uomo, per condividere in pieno il suo dramma causato dal peccato originale. E’ un Dio, cioè, che si deve essere incarnato perchè l’uomo possa divinizzarsi, e non attravesro una serie di prescrizioni o di rituali, ma con l’amore e l’offerta di sé, l’unico culto gradito a Dio. Un Dio che da infinito diventa finito; da celeste diventa terreno; da onnipotente, debole; da grazia, peccato; da spirito, carne.
Questo è il Dio rivelato da Gesù Cristo, non attrevrso semplici discorsi ma con la sua stessa testimonianza: nascere e morire per salvare l’umanità. L’uomo oggi, come nel passato e così nel futuro, ha bisogno di essere salvato dall’amore, perché solo l’amore salva. Fatto che quotidianamente l’uomo sperimenta nella sua vita giornaliera, familiare, lavorativa e sociale. Da questo capiremo chi tra le religioni, o meglio tra le fedi, ha portanto nel mondo il vero volto di Dio che è Amore.