Dialogo: confronto sereno? – Prof. Justo La Cunza

Cattolicesimo

Dialogo, confronto sereno?
La domanda al professore Justo La Cunza
che per anni ha diretto
il Pontificio Istituto di Studi Islamici

  • Prof. Justo La Cunza – preside emerito del Pontificio Istituto di Studi Islamici – Italia
    “Possiamo dire che in questo confronto fra la religione islamica e la religione cristiana sotto il punto di vista sotto l’ombrellone dell’educazione le sfide sono sempre le stesse – dove mettere la religione? Dove mettere la fede?
    Dove collocare la fede nella vita di tutti i giorni nella vita secolare: per questo occorre che i musulmani e i cristiani facciano un grande ritorno ai testi e alla tradizione e alla storia.
    I problemi di rapporto fra quello che si chiama la vita di tutti i giorni e la vita di fede sono dei problemi che l’uomo e la donna li porteranno fino alla fine dei loro giorni sono dei problemi che l’uomo e la donna li devono affrontare soprattutto nelle società dove c’è la diversità culturale dove c’è il pluralismo religioso.
    Perciò s’impone che l’educazione diventi non un luogo e uno spazio di scontro ma diventi soprattutto uno spazio dove credenti e non credenti e coloro che vengono da una tradizione cristiana o ebraica da una tradizione musulmana o buddista da una tradizione laica da una tradizione indu possano semplicemente dire la loro per quanto riguarda l’educazione sia dei piccoli sia dei giovani sia degli adulti. “
    (Prof. Justo La Cunza)

Tutto questo significa
rispetto dell’altro,
in tutti i passaggi delle nostre vite
e degli altri ossia significa
Amare il proprio prossimo
Come noi stessipersone008.JPG

Una risposta
  1. Laura Tussi :

    IL MURO DI VETRO.
    L’Italia delle religioni. Primo rapporto 2009
    A cura di Paolo Naso e Brunetto Salvarani, EMI, Bologna 2009

    Recensione
    di Laura Tussi

    Il muro di vetro è una fragile osmosi che divide le molteplici realtà, i pluralismi religiosi, composti di intersezioni e persino di familiarità ricorrenti, ma che non permettono il contatto e la relazione reciproca diretta, anche se sussistono eccezioni, perché tutti i muri innalzati dall’umanità e dalle conseguenti ideologie presentano fratture e pertugi che consentono a volte scambi e contaminazioni dialogiche, in un panorama ampio di multiculturalità religiosa sempre più significativo anche a livello nazionale, nell’incontro religioso e nel dialogo ecumenico.
    La differenza è uno dei principi della cultura postmoderna, che insiste sulla diversificazione, sulla molteplicità e la complessità, contro i rischi della pianificazione e dell’omologazione sociale.
    La finalità di riconoscersi in un’identità deve diventare sempre fonte di confronto con l’alterità, l’altro da sè e quindi con l’implicita diversità che l’identità altrui presenta, nel concetto di differenza individuale, soggettiva, esistenziale e, per esteso, di varietà interetnica e multiculturale.
    La conoscenza di sé attraverso il percorso religioso di autoriflessione, di autonarrazione, di racconto di sé, permette di identificare ed approfondire una propria personalità in rapporto all’alterità di colui che si pone in dialogo.
    Di conseguenza le molteplicità religiose, le complessità interetniche e multiculturali si incontrano e si incrociano trasversalmente con le diversità religiose, psicologiche, identitarie, soggettive, di genere ed intergenerazionali in un pluriverso di alterità sociali, all’interno di un tessuto sociocomunitario che dovrebbe sempre più aprirsi all’accoglienza, al confronto, al dialogo, nell’interscambio tra molteplici aspetti che permeano l’intera umanità e che non si possono classificare e attribuire esclusivamente al concetto di razza ed etnia, perché la differenza è ubiquitaria e trasversale al concetto stesso di umanità.
    La considerazione e il riconoscimento dell’altro da sé permettono il reciproco confronto e la gestione educativa del conflitto dove spesso l’intesa e l’accordo si prospettano come una lontana utopia.
    Il concetto di diversità sollecita riflessioni e associazioni di idee varie e complesse, dal dibattito sulle opinioni della democrazia, ai contesti e agli scenari economici e sociali.
    Risulta spontaneo pensare alle diversità tra donna e uomo, tra generazioni, tra nazionalità, lingue e religioni dove è necessaria un’innovativa grammatica mentale per costruire la convivenza planetaria in dimensione interculturale.
    Infrangere la discriminazione, lo stereotipo e il pregiudizio, rappresentati dal “muro di vetro” consiste nella motivazione alla solidarietà, alla realizzazione di una società che abbia come valore fondante la pace e la convivenza civile tra popoli, genti e minoranze, nel rispetto dei diritti universali e sociali di cittadinanza multietnica, cosmopolita e internazionale, sanciti dalla carta costituzionale democratica.
    Oltre “il muro di vetro” vi è un mondo dove non esistano patrie e nazioni, frontiere e burocrazie, limiti e confini, ma comunità educanti aperte all’accoglienza, al dialogo, al cambiamento rivoluzionario, al progresso costruttivo, senza stereotipi, pregiudizi e conseguenti discriminazioni, nel rispetto delle culture altre, nella coesistenza pacifica che agevola il confronto tra diversità interculturali e differenze di genere ed intergenerazionali, per costruire una coscienza di convivenza civile che ponga come obiettivo prioritario la conoscenza, il dialogo, l’ accoglienza, il confronto nelle comunità, nelle città, nel mondo…per un’utopia della convivenza realizzabile a partire da ogni singola persona, nel contesto quotidiano, nella partecipazione collettiva, pluralista e democratica.

    Laura Tussi

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